La Dieta Mediterranea

dieta mediteranea claudia troiani

La parola dieta oggi è erroneamente associata a un regime alimentare fatto di privazioni e sacrifici. In realtà la parola “dieta” deriva dal greco “diaita”, che significa letteralmente modo di vivere o stile di vita.
Il termine “Dieta Mediterranea” identifica infatti non solo un modello nutrizionale, ma un insieme di abitudini alimentari e tradizioni culturali dei paesi del bacino del Mediterraneo, tra i quali l’Italia.

La dieta mediterranea, intesa come stile di vita basato su tradizioni alimentari e valori culturali, è stata proclamata dall’UNESCO nel 2010 patrimonio culturale immateriale dell’umanità. E’ nostro dovere dunque preservarla e far sì che essa continui a tramandarsi nelle generazioni.

Un po’ di storia:

Nella prima metà del ‘900 uno studioso ligure, Lorenzo Piroddi, cominciò a studiare la connessione tra abitudini alimentari e malattie del ricambio (obesità, diabete) e ad elaborare una dieta per i suoi pazienti che limitava il consumo di grassi animali privilegiando invece quelli vegetali.

Nello stesso periodo Ancel Keys, biologo e ricercatore statunitense, si rese conto che l’incidenza della mortalità per malattie cardiovascolari era molto più bassa nelle popolazioni dei paesi del bacino del mediterraneo rispetto ad altri paesi.

Questo lo portò a formulare l’ipotesi che l’alimentazione caratteristica di quell’area geografica, nonostante l’elevato consumo di grassi vegetali quali l’olio d’oliva, fosse un fattore preventivo nei confronti dell’insorgenza delle principali cardiopatie.

Da questa osservazione nel prese avvio una ricerca denominata “Seven Countries Study” nella quale vennero messi a confronto i regimi alimentari di 12.000 persone di età compresa tra i 40 e i 59 anni provenienti da sette paesi del mondo (Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Olanda, Stati Uniti e Jugoslavia).

I risultati, pubblicati nel 1969, confermarono come nelle popolazioni mediterranee la mortalità per malattie cardiovascolari era molto più bassa rispetto ad altri paesi dove la dieta era molto più ricca di grassi saturi e carni rosse. La curiosità spinse Keys a continuare i suoi studi trasferendosi a Pioppi, nel Cilento, dove rimase per quarant’anni a studiare sul campo gli effetti benefici della dieta locale sulla salute della popolazione.

I punti di forza della tradizione mediterranea:

La dieta mediterranea è una dieta sana ed equilibrata. Essa prevede l’assunzione di tutti gli alimenti, in porzioni più o meno moderate, come indicato nella piramide alimentare. Quindi è come dire: assaggiare tutto (perché no, anche un dolcetto ogni tanto!) ma nelle giuste proporzioni.

Viene privilegiato il consumo dei prodotti della terra: cereali, legumi, frutta e verdura.

Tra i cereali troviamo il frumento, tradizionale costituente di pane e pasta, ma anche orzo, farro, avena, riso, miglio, e tanti altri.

La dieta mediterranea predilige i colori (su frutta e verdura, nella piramide alimentare troviamo l’indicazione “variare i colori”), promuove la stagionalità ed il consumo dei prodotti locali, con notevole beneficio sia sulla salute, che sul portafogli!(mediamente i prodotti stagionali e locali costano meno) e sull’economia locale.

L’olio d’oliva, ricco di polifenoli e tocoferoli dalle note proprietà antiossidanti ed antitumorali, è indicato come principale condimento, insieme ad aromi e spezie.

Da non dimenticare l’attività fisica: i “pionieri” della dieta mediterranea nell’Italia degli anni ’60 lavoravano fisicamente nei campi e si muovevano spesso a piedi o in bicicletta.

Oggi siamo più sedentari ma non possiamo certo dire di non avere la possibilità di fare attività fisica. Le palestre, presenti in ogni città offrono una vasta scelta di attività e di corsi, poi ci sono le attività in piscina per gli amanti dell’acqua, i parchi, i percorsi ciclabili, ecc.

Insomma, sarebbe bello cominciare a tornare alle tradizioni: per il nostro benessere fisico, psichico e sociale, e anche per salvaguardare le nostre origini e l’ambiente nel quale viviamo.

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